Newmarket, ottobre 2012. Sono le sette del mattino e l’aria è ancora fredda. Shane Fetherstonhaugh stringe la sottopancia di Frankel per l’ultima volta. Da quattro anni monta questo cavallo ogni giorno. Quattro anni a conoscerne l’umore prima ancora del proprio. Oggi è finita. Il cavallo che non ha mai perso va in pensione. E Shane lo sa: niente sarà più come prima.
Quattordici corse, quattordici vittorie
Nato nel 2008 nel Suffolk, Frankel non ha mai conosciuto la sconfitta. In diciotto mesi di carriera mette in fila quattordici vittorie consecutive, tra cui le Two Thousand Guineas, le Sussex Stakes e le Queen Anne. Gli statistici gli attribuiscono un rating Timeform di 147, il più alto mai assegnato a un cavallo moderno della piatta. Ma queste cifre non dicono nulla dell’uomo che lo preparava ogni mattina.
Quattro anni di complicità silenziosa
Shane Fetherstonhaugh non era il suo allenatore. E nemmeno il suo fantino in corsa. Era il suo cavaliere di lavoro, quello che gli inglesi chiamano work rider. Discreto, invisibile ai media, conosceva però Frankel meglio di chiunque altro. La pressione di un morso, il ritmo di un respiro, il momento esatto in cui bisognava lasciar andare perché aprisse la sua falcata mostruosa.
«Sapeva sempre quando gli nascondevamo qualcosa», confiderà Shane in seguito. «Se eravamo tesi, si rifiutava di partire. Bisognava essere onesti con lui.»
La mattina in cui si è lasciato andare alle lacrime
Il 20 ottobre 2012 Frankel corre le sue Champion Stakes ad Ascot. Quattordicesima vittoria. Ritiro immediato, destinazione l’allevamento di Banstead Manor per la monta, dove le sue coperture diventeranno presto tra le più costose al mondo. Quando il van parte, Shane resta nel paddock di presentazione, immobile. Pochi minuti dopo, i colleghi lo ritrovano seduto contro un box, a singhiozzare in silenzio.
Non tornerà mai su quella mattina. Ma non monterà mai più nemmeno un cavallo di quel calibro.
Perché un Frankel lascia una cicatrice
Nell’ambiente delle corse si dice che un palafreniere che ha conosciuto un grande cavallo non «ridiscende» mai davvero. Tutti gli altri, dopo, sembrano ordinari. Shane Fetherstonhaugh lavora ancora, con calma, ma chi lo conosce sa che custodisce nella cassetta degli attrezzi un vecchio capezzone nero, segnato a pennarello con una sola parola: Frankel. Non se ne separa mai.
Dietro ogni campione ci sono questi uomini dell’ombra che il grande pubblico non vede mai. Per approfondire, scopra il nostro universo dedicato al turf e alle corse ippiche.






